In occasione del solstizio d'estate, Yoga Aversa è lieta di presentarvi il seminario di MEDITAZIONE E GESTALT
Venerdì 22 Giugno 2018, dalle ore 20.00, presso la nostra sede di Via Pietro Rosano 55, la Dott.ssa Lucia Battaglini e la Dott.ssa Martina Messina, ci condurranno attraverso tecniche di meditazione, in un "armonioso e ancestrale percorso" tra respiro e soffio vitale.
Info e prenotazioni:
Yoga Aversa (Facebook)
cell. 3208864028
yoga.aversa@libero.it
Vi aspettiamo!!!
giovedì 14 giugno 2018
sabato 28 aprile 2018
RESPIRA LA NATURA: IL 13 MAGGIO SI VA SUL MONTE SACRO DEI SANNITI
Yoga Aversa e il gruppo dei ragazzi di #RespiraLaNatura, sono lieti di invitarvi ad una nuova affascinante escursione presso una delle cime più affascinanti dei Monti del Matese: il MONTE MUTRIA, la montagna sacra dell’antico popolo dei Sanniti.
Il Monte Mutria è la terza vetta del Matese (un’area protetta regionale e speriamo a breve anche parco nazionale), e tra le più affascinanti per la bellezza dei luoghi e dei panorami che offre: nelle belle giornate lo sguardo abbraccia, oltre al Molise, e all’Abruzzo, anche il Vesuvio, il monte Molare e perfino il Mar Adriatico.
Il Mutria era sacro per gli antichi Sanniti: nell'area a nord, non lontano dalle pendici sorsero vari santuari necropoli e siti. Racchiuso tra i bracci del Torrente Quirino a nord e quelli del Titerno a Sud, la montagna alimenta ogni anno, con lo scioglimento delle nevi, numerose sorgenti sia sul versante molisano che su quello campano. Circondato da fittissimi boschi (alle pendici settentrionali sul sentiero che va da Guardiaregia verso Pesco Rosito sorgono i "Tre Frati", faggi secolari di quasi 500 anni), è anche squarciato da impressionanti canaloni e profondi crepacci nudi sul versante Sud.
La flora e fauna del Mutria sono molto diversificate, assai più che sulle altre cime del Matese: le genziane, i gigli di S. Giovanni, l' aquilegia, i nontiscordardime e le numerose specie di orchidee selvatiche dipingono prati e i pascoli con tavolozze dalle ricchissime sfumature; non mancano, come sanno bene i cercatori, le fragoline di bosco, i mirtilli e soprattutto tartufi e porcini. I lecci, aceri e tassi delle pendici e forre cedono il passo a imponenti faggete e queste ai prati delle groppe sommitali. La ricca idrografia e vegetazione rendono possibile la riproduzione di numerose specie di mammiferi (lupo, volpe, martora, tasso, gatto selvatico, scoiattolo); tra i rapaci e' presente la rara Aquila Reale, che nidifica tanto più ad ovest, nel Vallone dell'Inferno, quanto sul Mutria stesso. Nelle faggete che salgono dal Molise, da Bocca della Selva e dal Pesco Rosito, è relativamente facile imbattersI, nei periodi giustiM in begli esemplari di Salamandra Pezzata e, con un pò di attenzione, si può scorgere anche la Vipera Comune (Vipera aspis).
Vi ricordiamo che le escursioni sono gratuite, il pranzo è a sacco e in genere, ognuno di noi, porta qualcosa da poter condividere con tutti gli altri.
E' sempre consigliato di indossare abbigliamento da trekking o comunque comodo, di vestirsi a strati e di munirsi di acqua.
Per qualsiasi informazione non esitate a contattarci!!!
VI ASPETTIAMO!!!
E' sempre consigliato di indossare abbigliamento da trekking o comunque comodo, di vestirsi a strati e di munirsi di acqua.
Per qualsiasi informazione non esitate a contattarci!!!
VI ASPETTIAMO!!!
Descrizione tecnica dell’escursione:
Tipo di percorso: A/R
Difficoltà: E (è comunque richiesto un’adeguata preparazione fisica e una preparazione al trekking in ambiente montano)
Sentiero CAI: 100 DM
Dislivello ↑ 600 m ↓ 600 m
Tempo di percorrenza : circa 6 ore (soste escluse)
KM da percorrere: circa 14 (totale)
Il sentiero si stacca dal minuscolo rifugio La casella (m.1265), posto di guardia borbonico deputato al controllo del Passo. Attualmente tale rifugio è un punto d’appoggio di un Gruppo Speleologico. Ci si inoltra subito in una bella faggeta e si prosegue nel bosco fino a Serra di Macchia Strinata (m.1520), in circa 1.30 ore. Qui il sentiero esce allo scoperto e la vista si apre sulla grande depressione del Lago del Matese e sulle cime che vi si affacciano da nord. Si prosegue in cresta fino all’incrocio con il sentiero proveniente da Bocca della Selva che si segue fino alla vetta del Monte Mutria (m. 1822), circa 1.00 ora, una delle cime più affascinanti dei Monti del Matese oltrechè montagna sacra dell’antico popolo dei Sanniti. Il ritorno avverrà per lo stesso itinerario di salita.
Equipaggiamento: scarpe da trekking (obbligatorie), giacca a vento, abbigliamento a strati, acqua (1 litro e mezzo a testa)
Appuntamenti:
13 MAGGIO 2018
ore 8 Aversa - Parcheggio Drengot
ore 9.30 “rifugio le Janare”. SP 181 – Località Miralago - Castello del Matese (CE) – 81016 – ITALY
Coordinate GPS: Latitude N 41 24.048 Longitude E 14 25.275
sabato 7 aprile 2018
NEWS: AGGIORNAMENTO ORARIO CORSI YOGA AVERSA
Lo staff Yoga Aversa comunica che a partire da Lunedì 9 Aprile, ci sarà un "leggero" cambio degli orari delle lezioni. Di seguito gli aggiornamenti con i nuovi orari dei corsi:
LUNEDI
18.30 (I turno)
20.30 (II turno)
MARTEDI
13.20 (turno mattutino)
18.30 (I turno)
20.30 (II turno)
MERCOLEDI
18.30 (I turno)
20.30 (II turno)
GIOVEDI
dalle 13.20 (turno mattutino)
dalle 18.30 (I turno)
dalle 20.30 (II turno)
Cogliamo l'occasione per ricordare a tutti che la lezione di prova è sempre GRATUITA
lunedì 26 marzo 2018
RESPIRA LA NATURA: PRIMA TAPPA MONTE AVVOCATA
Finalmente sta per finire il lungo inverno ed il grande freddo!!!
Come di consueto, con l'arrivo delle "belle giornate", riprendiamo i nostri percorsi alla scoperta del patrimonio naturalistico campano e delle regioni limitrofe.
In collaborazione con Yoga Aversa, ripartono le "avventure" di #RespiraLaNatura, aperte a tutti gli amanti del trekking e delle lunghe passeggiate.
Il primo appuntamento prevede uno stupendo itinerario che unisce "sacro e profano".
Si salirà verso il Monte Avvocata: panorami incredibili si fonderanno a cultura religiosa e devozione alla Madonna.
Vi ricordiamo che le escursioni sono gratuite, il pranzo è a sacco e in genere, ognuno di noi, porta qualcosa da poter condividere con tutti gli altri.
E' sempre consigliato di indossare abbigliamento da trekking o comunque comodo, di vestirsi a strati e di munirsi di acqua.
Per qualsiasi informazione non esitate a contattarci!!!
VI ASPETTIAMO!!!
E' sempre consigliato di indossare abbigliamento da trekking o comunque comodo, di vestirsi a strati e di munirsi di acqua.
Per qualsiasi informazione non esitate a contattarci!!!
VI ASPETTIAMO!!!
Di seguito un pò di informazioni relative al percorso e all'organizzazione della giornata.
Dove:
Monte Avvocata - Cava De' Tirreni (SA)
Quando:
Domenica 15 Aprile 2018
Domenica 15 Aprile 2018
dalla Stazione di Aversa - Parcheggio Drengot
Per chi non parte da Aversa
Appuntamento alla Badia Benedettina di Cava ore 09:00 circa
Info e contatti:
Andrea 3281387342
Vincenzo 3208864028
Sono obbligatorie scarpe da trekking
Acqua 1 - 2 litri
Info Percorso:
Badia di Cava – Santuario dell’Avvocata
Categoria escursione: E - Dislivello complessivo: 750 mt
Dati informativi Tratto del sentiero CAI 0-0:
Badia di Corpo di Cava – Cappella Vecchia – Fontanafredda – Monte Avvocata - Santuario dell’Avvocata
Percorso di andata:
Dislivello in salita 750 mt, dislivello in discesa 100 mt, sviluppo km 7,550.
Percorso di ritorno: dislivello in salita 100 mt, dislivello in discesa 750 mt, sviluppo km 7,550.
Dislivello in salita 750 mt, dislivello in discesa 100 mt, sviluppo km 7,550.
Percorso di ritorno: dislivello in salita 100 mt, dislivello in discesa 750 mt, sviluppo km 7,550.
Partenza da Badia di Corpo di Cava (frazione di Cava dei Tirreni) alt. 310 mt, passaggio per Capodacqua - Cappella Vecchia – Fontanafredda - Vetta del Monte Avvocata alt. 1014 mt. - Belvedere Arrivo al Santuario dell’Avvocata alt. 866 mt. e ritorno.
Tempo di percorrenza: da 7 a 8 ore circa (andata e ritorno, soste incluse).
fonti: https://www.walking-trekking.it/sentiero_avvocata.htm
http://www.positano.com/it/e/il-santuario-dell-avvocata-2
martedì 31 ottobre 2017
NUOVO TURNO MATTUTINO: LEZIONE ANCHE IL GIOVEDÌ ALLE 13
Yoga Aversa è lieta di comunicare che a partire dal 09 Novembre, sarà aggiunto un nuovo orario per il corso di yoga, presso il nostro centro.
Per venire incontro alle esigenze di alcuni iscritti, abbiamo deciso di inserire una nuova lezione per tutti i Giovedì, dalle ore 13.00 alle ore 14.10
Di seguito gli orari aggiornati:
Per venire incontro alle esigenze di alcuni iscritti, abbiamo deciso di inserire una nuova lezione per tutti i Giovedì, dalle ore 13.00 alle ore 14.10
Di seguito gli orari aggiornati:
LUNEDI
dalle 18.10 alle 19.40 (I turno)
dalle 20.10 alle 21.40 (II turno)
MARTEDI
dalle 13.00 alle 14.10 (turno mattutino)
dalle 18.10 alle 19.40 (I turno)
dalle 20.10 alle 21.40 (II turno)
MERCOLEDI
dalle 18.10 alle 19.40 (I turno)
dalle 20.10 alle 21.40 (II turno)
GIOVEDI
dalle 13.00 alle 14.10 (turno mattutino)
dalle 18.10 alle 19.40 (I turno)
dalle 20.10 alle 21.40 (II turno)
Contattateci per prenotare la vostra lezione gratuita di prova e per qualsiasi altro tipo di informazione.
#YogaAversa #Namaste
giovedì 12 ottobre 2017
SI RIPARTE CON RESPIRA LA NATURA
Chi già conosce le attività "parallele" di YOGA AVERSA, sa che spesso organizziamo escursioni naturalistiche per scoprire posti e luoghi della Campania e delle regioni limitrofe: la voglia di scoprire il territorio che ci circonda e di godercelo è davvero tanta!
Domenica 15 Ottobre, il gruppo #RespiraLaNatura in collaborazione con Yoga Aversa, percorrerà il sentiero che porta al Santuario del Monte Camino (960m di altitudine), partendo proprio dal borgo di Camino, Comune di Rocca d'Evandro (CE). Il percorso è di circa 3 km, con 40 metri di dislivello, difficoltà media, durata 1 ora e 30 circa.
Partiremo alle 8.30 dal parcheggio del Pub Drengot di Aversa, chi non avesse la possibilità di venire in macchina, potrà aggregarsi a qualcuno di noi.
Le escursioni sono gratuite, il pranzo è a sacco e in genere, ognuno di noi, porta qualcosa da poter condividere con tutti gli altri.
E' sempre consigliato di indossare abbigliamento da trekking o comunque comodo, di vestirsi a strati e di munirsi di acqua.
Per qualsiasi informazione non esitate a contattarci!!!
VI ASPETTIAMO!!!
Di seguito un pò di informazioni relative al luogo che esploreremo:
Il Monte Camino (960 m slm) è situato tra i Monti Aurunci e l’appenninico Monte Cesima. Limitata ad est da scoscese rupi che precipitano verso i colli dell’antico vulcano di Roccamonfina, l’Area scende più dolce fin quasi alle rive del Garigliano verso ovest, con forre, colli e pianori boscosi. La sua posizione nella geografia dell’alto casertano ne fa un punto di estrema scenograficità e panoramicità a seconda se osservata dalle strade di fondovalle o dominandola dall’alto delle sue cime. L’Area è ricca di valori naturalistici peculiari, sia floristici che faunistici (è zona di nidificazione e caccia per rari falconiformi). Benché scarna di boschi, molti dei quali falcidiati dagli incendi (specie sul versante meridionale), di grande interesse sono alcuni biotopi di Carpinella (Carpinus orientalis) sulle falde cacuminali del Monte Camino, forse unici del suo genere per l’ubicazione. Floristicamente è da ritenere interessante la presenza dell’endemismo Viola calcarata (Viola pseudogracilis subsp.cassinensis). Il Monte Camino è però soprattutto noto per un omonimo piccolo santuario eretto sulla sua vetta (S. Maria di Monte Camino, risalente all’anno 1000) e per l’importanza strategica che ebbe durante l’ultimo conflitto mondiale nelle famose Battaglie del Monte Lungo e di Cassino (una postazione tedesca di cannoneggiamento era ubicata poco distante dal santuario: essa venne conquistata da un battaglione inglese tra il 3 ed il 6 dicembre 1943).
Sulla vetta del monte oltre alla chiesetta sono anche presenti antichi resti di una Rocca, probabilmente con fini strategici per la sua posizione dominante tra le valli del Volturno e del Garigliano.
L’Area Wilderness del Monte Camino fu designata sulla scia di quella vicina del Monte Cesima e ne era quasi la gemella; due montagne aspre e selvagge che, dirimpetto l’una all’altra, creano la porta nord della Regione Campania. Una curiosità è il fatto che proprio in questa zona oggi protetta visse, per ben sette anni, fino alla sua uccisione, il famoso “Orso di Rocca d’Evandro”, come lo battezzò la stampa nei primi anni ‘70; un animale trafugato cucciolo dal Parco Nazionale d’Abruzzo e qui illecitamente liberato. (fonte: http://www.wilderness.it/aree_wilderness_scheda.asp?r=15&p=20&a=7&s=154)
Ecco un pò di link utili:
https://hikingcampania.com/2016/11/24/monte-camino-rocca-devandro/
https://sites.google.com/site/casertaitinerari/santuario-di-monte-camino
sabato 7 ottobre 2017
GRAVI-DANZA: TUTTI I MERCOLEDÌ PRESSO YOGA AVERSA
Cosa vi aspettate da un corso preparto? Cosa chiedereste all'ostetrica? Cosa vorreste capire? Cosa vi piacerebbe conoscere e sapere? Di sicuro vorreste essere consapevoli di voi stesse, della vostra potente Natura, della vostra Forza e di quella del vostro Bambino.
Un corso preparto, o meglio, un corso di Accompagnamento alla Nascita e alla Genitorialità, non deve insegnare ma deve poter potenziare le Donne, i Papà e dare loro le competenze per far scoprire e riscoprire il loro Potere e il loro Valore.
La Gravidanza è una meravigliosa Fase della vita di una Donna, dove la sua Luce e il suo Potere Creativo raggiungono i massimi livelli.
La gravidanza non è malattia ma trasformazione e creazione!
Insieme all'Ostetrica Mena, scopriremo questo meraviglioso mondo, analizzeremo il mondo della gravidanza e della nascita, entreremo in contatto con il nostro bambino attraverso l'ascolto, il massaggio e le visualizzazioni.
Gli incontri si terranno ogni mercoledì presso l'associazione "Yoga Aversa", via Pietro Rosano, 55 - Aversa (CE), dalle 16,00 alle 18,00.
Ci riserveremo un'ora per il movimento, insieme all'Ostetrica con metodo Pilates e con la Danza Orientale, danza della fertilità che aiuta il corretto posizionamento del bambino nel canale e tonifica e prepara i tessuti materni e il perineo al momento del parto.
Sono ben accetti anche i futuri papà!!! :)
Per info e prenotazioni:
Ostetrica Mena
tel. 3384330100
lunedì 25 settembre 2017
YOGA THEORY: INTRODUZIONE AGLI YOGA SUTRA DI PATANJALI
Organizzati in quattro capitoli, libri o quarti (pāda), gli Yoga Sūtra di Patañjali sono una
raccolta di 196 sūtra o aforismi interconnessi che forniscono passo-passo le istruzioni per
smettere di identificarsi con le variazioni o modifiche (onde del pensiero, vortici) della
mente e per raggiungere infine la completa indipendenza e l'isolamento dalla materia-mente
e la liberazione come pura coscienza.
Nel corso di questa disciplina spirituale si incontrano diverse afflizioni che disturbano
l'equilibrio della mente. Questi impedimenti sono le cause principali di confusione e
sofferenza nella vita.
Patañjali ha identificato otto pratiche che aiutano a superare gli ostacoli, aumentare
discernimento discriminativo, e andare avanti nel proprio sviluppo psico-spirituale. Questi
sono gli otto punti (aṣṭāṅga) della prassi yoga.
Impegnandosi in queste pratiche diligentemente e intensamente, lo yogin può acquisire
progressivamente maggiore controllo di corpo, sensi, emozioni e pensieri, riconosce e
discrimina questi limiti e limitando così i disturbi (il visto) dal proprio vero Sé (il
Veggente), diventa capace della diretta conoscenza dei sensi sottili, infine realizza
pienamente il Sé raggiungendo la liberazione (kaivalya).
Nello specifico, nel primo capitolo (samādhi pāda), costituito da 51 sūtra, Patañjali descrive
che cos’è lo yoga. Si occupa in modo generale di forme particolari di attenzione e di
coscienza che sono gli obiettivi dello yoga. Samādhi significa, infatti, ‘enstasi’,
‘meditazione profonda’ e in questo pāda, Patañjali sembra rivolgersi agli aspiranti esperti,
dotati già di salute fisica perfetta, stabilità mentale, intelligenza discriminante e vocazione
spirituale, fornendo loro una guida nelle discipline della pratica e del distacco al fine di
raggiungere la vetta nel loro cammino spirituale.
Nei primi 4 sūtra, infatti, definisce subito lo stato di yoga e cosa ne consegue quando si
manifesta: “lo yoga è la soppressione dei movimenti della coscienza (I.2.), allora il veggente
dimora nello splendore suo proprio (I.3), in altri momenti il veggente si identifica con le
fluttuazioni della coscienza (I.4.)”.
Dopo aver descritto i movimenti della coscienza e le cause che li provocano (dal verso I.5 al
I.11), l’autore indica direttamente quali sono i mezzi per calmare tali fluttuazioni, ovvero la
pratica (abhyāsa) e il distacco (vairāgya).
La pratica come costanza, lavoro quotidiano ininterrotto e attento, come ardua volontà; il
distacco come scomparsa graduale dei desideri, come percezione dell’anima. Dunque pratica
e distacco come due elementi chiave per generare Samādhi (da I.12 a I.16).
L’autore inoltre, non individua semplicemente la meta finale, ma descrive anche i vari tipi di
Samādhi e li espone come se fossero gradini di una scala. Distingue, anche, livelli di
sādhaka (praticante) facendoci comprendere, così, che si tratta di un percorso lungo, lento,
graduale, e che la disciplina dello yoga richiede un intenso lavoro e piena dedizione (dal I.
17 al I.22).
Oltre alla pratica e al distacco, individua poi un altro mezzo per arrestare le fluttuazioni della
mente, ovvero “la meditazione profonda su Dio e la totale sottomissione a Lui”. I versi che
vanno dal I.23 al I.29 sono gli unici, nel testo, in cui si parla di Dio (Īśvara).
Non si tratta né di un Dio creatore né di un Dio giudice, ma di un Dio che può essere di aiuto
allo yogin (I.23). Dal punto di vista dottrinale, Dio è definito come il sommo Sé, un
particolare spirito (puruṣa) quindi, consapevolezza suprema (I.24-25), maestro di ogni
maestro (I.26). Īśvara è quindi un archetipo dello yogin, un collaboratore supremo ideale, un
modello al quale, volendo, abbandonarsi.
Nell’ultima parte del capitolo, l’autore elenca nove ostacoli al controllo del sé interiore e
subito dopo espone le fasi della purificazione di citta (la coscienza) attraverso le quali non
solo si superano gli ostacoli, ma gradualmente si arriva a un samadhi senza seme, in cui
l’anima si manifesta e arde senza forma, con chiarezza primordiale.
Il secondo libro (sādhana pāda) è costituito da 55 sūtra e verte sulle pratiche più importanti
di questa disciplina spirituale. Sādhana, infatti, significa appunto ‘pratica’, e in questo
capitolo Patañjali indica come iniziare la pratica e come lavorare per l’emancipazione
spirituale.
Nel primo verso indica subito quali sono le azioni (Kriyā Yoga) che il praticante deve
seguire: desiderio ardente nella pratica (tapas), lo studio di se stessi (svādhyāya) e delle
sacre scritture (Īśvara praṇidhāna).
Solo grazie a questo triplice lavoro, il sādhaka, può raggiungere il samādhi superando le
afflizioni (kleśa) che ostacolano il suo cammino.
Tali afflizioni vengono individuate e
analizzate nei versi successivi (dal II.3 al II.9); esse sono: ignoranza (avidyā), egoismo
(asmitā), attaccamento (rāga), l'avversione (dveṣa), e attaccamento alla vita (abhiniveśa).
L’autore precisa che devono essere eliminate attraverso un processo di involuzione e con
profonda meditazione (II.10 e II.11); se non vengono bruciate, si ripresenteranno sul cammino del praticante seguendo le leggi e i meccanismi del karma esposti dal verso II.12 al
verso II.17. Questi stati dolorosi sono la causa degli atti (karma) compiuti in questa e nelle
precedenti vite (II.12), e ciò che adesso facciamo influenzerà anche la posizione sociale, la
durata e le esperienze della prossima vita (II.13).
Tra tutte le afflizioni, Patañjali si sofferma soprattutto sull’ignoranza, vedendola come causa
di tutte le altre, e dedica diversi sūtra per spiegarne il motivo (da II.18 a II.28): Avidyā è
l’associazione o l’identificazione del veggente con il veduto e dunque l’incapacità di
distinguere ciò che è percepito da ciò che percepisce. La natura, sotto forma di tre qualità, è
ciò che viene percepito e ha un unico scopo: quello di chiarire la distinzione tra l’esteriore
che è visto e l’interiore che vede. Soltanto la distruzione dell’ignoranza attraverso tale giusta
comprensione spezza il legame con l’oggetto visto. Questo è kaivalya, l’emancipazione.
L’autore passa adesso ad esporre il sentiero ottuplice dello yoga (Aṣṭāṅga yoga),
individuando otto tipi di pratiche: regole morali (yama), osservanze fisse (niyama), posizioni
(āsana), controllo del respiro (prāṇāyāma), ritiro dei sensi verso la loro origine (pratyāhāra),
concentrazione (dhāraṇā), meditazione (dhyāna) e assorbimento della coscienza nel sé
(samādhi).
I freni e le discipline (yama e niyama) riguardano l'aspetto etico della vita dello yogin: si
tratta di astensioni e osservanze non specifici di questa filosofia, ma Patañjali li ritiene
fondamentali per il percorso yogico: essi tendono a creare uno stato "purificato"
indispensabile.
Le posizioni, il controllo della respirazione e la ritrazione dei sensi (āsana,
prāṇāyāma e pratyāhāra) costituiscono invece la tecnica yoga propriamente detta; con essi,
l’autore, conclude il secondo quarto.
Nel terzo capitolo (vibhuti pāda), invece, espone quali sono le proprietà e gli effetti dello
yoga e inizia introducendo proprio gli ultimi tre āṅga dell’ottuplice sentiero dello yoga.
Molto probabilmente, considera queste tre pratiche una conseguenza degli step precedenti e
vede la conquista spirituale come un frutto da poter assaporare soltanto dopo aver coltivato
la ricerca esteriore e quella interiore.
Il retto comportamento unito alla pratica (le prime cinque fasi dell’ottuplice sentiero)
permettono, infatti, di sperimentare le seguenti tre: concentrazione, meditazione e
congiunzione (dhāraṇā, dhyāna e samādhi).
Patañjali accomuna queste ultime tre fasi adoperando il termine saṃyama (III.4) che
considera fondamentale per la realizzazione e a cui dedica diversi sūtra per descriverne le
caratteristiche (fino al 3.15).
Dhāraṇā è la concentrazione su un oggetto scelto come ausilio (III.1), concentrazione nel
senso di fissare l'attenzione su tale oggetto. Continuando il dhāraṇā, quando il pensiero è
diventato fluido e completamente centrato sull'oggetto, si ottiene il dhyāna (III.2). In
letteratura il termine sanscrito dhyāna è a volte tradotto con "meditazione", ma si tratta
evidentemente di ben altro dalla "meditazione profana", essendo il dhyāna uno stato
particolare dell'attenzione preceduto da un preciso complesso di tecniche e sostenuto da un
retto comportamento.
Quando, nel dhyāna, l'oggetto si rivela in sé stesso, non distorto da chi
vi sta meditando, allora si ha il samādhi (III.3). Vijñāna Bhikṣu commenta questo passaggio
affermando che il samādhi è quando ci si libera della meditazione, dell'oggetto meditato e
del soggetto meditante. Egli aggiunge che mentre il dhyāna è suscettibile di essere interrotto,
il samādhi è al contrario uno stato "invulnerabile", chiuso agli stimoli.
A partire dal sūtra III.16 vengono, invece, esposti i "poteri miracolosi" (vibhūti; o anche
siddhi, che letteralmente vuol dire "perfezioni”) come risultato della pratica del saṃyama:
concentrandosi su uno o più oggetti e quindi meditando su di essi e realizzando la
congiunzione, lo yogin acquista poteri "occulti".
Alcune siddhi sono: conoscenza del passato e del futuro (III.16); conoscenza delle vite
precedenti (III.18); conoscenza degli stati psicomentali altrui (III.19); invisibilità (III.21);
conoscenza del sistema solare (III.27); scomparsa della fame e della sete (III.31); levitazione
(III.40), eccetera.
Secondo l’autore, tali poteri giungono in maniera spontanea allo yogi che ha integrato il
corpo, la mente e lo spirito, ma anche tale conoscenza può diventare fonte di distrazione,
impedendo di raggiungere lo stato supremo dell’essere. Nei versi III.38 e III.51, infatti,
l’autore mette in guardia il praticante dalla corruzione di questi poteri che non vanno
assolutamente confusi con la meta finale, ma piuttosto evitati per poter seguire il sādhana
fino al kaivalya, culmine dell’esistenza indivisibile.
Patanjali inizia il quarto e ultimo capitolo (kaivalya pāda) concludendo il precedente e
affermando che è possibile che qualcuno possegga questi poteri mistici anche per nascita
(cioè da una eredità di pratiche yogiche svolte in qualche vita precedente), mediante droghe
(ma il loro effetto è estremamente circoscritto nella qualità e nel tempo), grazie alla
concentrazione sulla recitazione di mantra, e anche attraverso le austerità e il samadhi.
Poi introduce l'argomento della liberazione, spiegando che il passaggio da un corpo all'altro
accade per l'azione della natura materiale. E' lei infatti che concede i risultati delle azioni, le quali non sono le cause dirette, ma solo e sempre secondarie. Chi desidera avanzare nella
vita spirituale, deve eliminare gli ostacoli che si frappongono fra lui e il suo fine, proprio
come un contadino che rimuove gli ostacoli per facilitare il cammino dell'acqua in direzione
dei terreni coltivati.
Nel settimo sūtra di questa sezione, Patañjali così scrive: “Le azioni di uno yogi non sono né
bianche né nere. Le azioni degli altri sono di tre tipi: bianche, nere e grigie.” Questa
distinzione in tre parti del karma (azioni) ha una sua corrispondenza con le tre guṇa, le tre
componenti, o qualità, della prakṛti (materia): secondo il Sāṃkhya le trasformazioni che la
materia subisce nel tempo (pariṇāma, evoluzione) sono dovute all'avvicendarsi di queste tre
componenti fondamentali: tamas, rajas, sattva.
Ai primordi del tempo, le tre guṇa giacciono
in perfetto equilibrio fra loro: è lo stato della materia immanifesta, il tempo non esiste.
Quando questo equilibrio si altera, la materia diventa manifesta, il tempo ha inizio. Gli
aspetti della materia, esseri viventi inclusi, non sono se non l'effetto della colorazione che
viene dalle guṇa. Anche le nostre azioni (karma) sono perciò colorate dalle guṇa: nere
(tamas), grigie (rajas) e bianche (sattva).
Così non è per lo yogin che ha raggiunto la perfezione: egli è al di là delle guṇa, il che
equivale a dire che il karma, la legge di causa ed effetto, non lo vincola più, è libero. Nel
commentare questo sūtra, Iyengar afferma che è qui che viene evidenziato il vero significato
del Kaivalya Pāda.
Il tema del libero agire ha una sua importanza centrale in un mondo che è
dominato dalla legge del karma.
Nei successivi sūtra Patañjali spiega che gli effetti, o frutti, delle azioni passano da una vita
alla successiva avendo come substrato la memoria (smṛti) (IV.9) e presentandosi come
desideri (IV.10): passato e futuro sono perciò reali come lo è il presente, gli stati del tempo
corrispondono a differenti combinazioni delle guṇa (IV.12-13), il cui gioco ha come effetto
di produrre l'illusione del tempo.
Dal sūtra IV.16 il filosofo si pone il problema del rapporto fra citta e puruṣa, fra il prodotto
più evoluto della materia (materiale mentale, mente o coscienza che dir si voglia) e lo spirito
cioè, in relazione al problema della conoscenza. Il citta non può conoscere sé stessa (IV.19),
e: “La coscienza (citta) non può comprendere il veggente e se stessa allo stesso tempo”
(IV.20).
Il citta è unitario (IV.21), ma mosso da molte impressioni (vāsana); la sua funzione
ultima è, e resta, quella di agire per il puruṣa (IV.24). Quando si sarà compreso pienamente
questo rapporto, cioè la distinzione (viśeṣa) che sussiste fra i due (IV.25), allora si potrà
affermare di essere nel kaivalya (IV.26).
Nel primo pāda Patañjali ha spiegato cosa è il samādhi, nel secondo ha illustrato i mezzi
pratici per conseguirlo; quali i suoi frutti nel terzo. Negli ultimi sūtra di quest'ultimo pāda,
dopo aver discusso su cosa debba intendersi per kaivalya, egli torna su quell'argomento:
quando si raggiunge il samādhi, le tre guṇa terminano il loro compito (IV.32), il tempo si
ferma (IV.33) e: “La risoluzione in senso inverso delle qualità (guṇa), priva così di ogni
spunto di azione per lo spirito (puruṣa), è il kaivalya, ossia il ristabilirsi della conoscenza
nella natura che gli è propria.” (IV.33, IV.34).
Come aveva già espresso in II.18, II.21 e poi ribadito in IV.24, la natura (prakṛti) esiste non
per soddisfare sé stessa ma per consentire l'emancipazione (apavarga), per consentire cioè da
un lato, alla propria parte più elevata (il citta) di riconoscere sì d'essere altro dallo spirito
(puruṣa), ma al contempo affine a questo; dall'altro, al puruṣa di non essere più ingannato
dall'evoluzione della prakṛti, d'essere al di là del legame causa-effetto, cioè, e quindi di
ritrovare la sua autentica natura, che è pura conoscenza (dṛśimātraḥ śuddhaḥ) (II.20).
giovedì 14 settembre 2017
ARMONIA DEL CORPO ATTRAVERSO L'EQUILIBRIO DELLO SPIRITO: PARTE IL CORSO DI TAI CHI CHUAN E QI GONG
A.S.D.
YOGA AVERSA & ASSOCIAZIONE ARTEMISIA
presentano
"CORSO DI TAI
CHI CHUAN E QI GONG"
L'Armonia del Corpo attraverso
l'Equilibrio dello Spirito
DOVE:
Presso la sede in
Via Pietro Rosano, 55 81031 Aversa (CE)
QUANDO:
Martedì
3 ottobre dalle ore 18.30 alle ore 20.00
Lezione
di prova martedì 26 settembre ore 19.00
NB. Il
corso inizierà con un minimo di 5 iscritti
LE DISCIPLINE:
Il
Tai Chi Chuan è una ginnastica dolce, con movimenti lenti e sinuosi,
da sembrare quasi una danza, ma che rivelano una cultura secolare e
che, attraverso la stimolazione dei canali energetici, assicura
benessere e equilibrio. Il Qi Gong è un’antica pratica di
controllo del corpo, respiro e mente. Esercizio di accrescimento e
trasformazione dell’energia unificando mente, corpo e respiro per
ottenere uno stato di benessere psicofisico. Durante la lezione
verranno inoltre fornite nozioni di Medicina Tradizionale Cinese, un
sistema complesso e articolato di diverse discipline di cui esse
fanno parte.
CONSIGLI PER UNA PRATICA CORRETTA:
Si
consiglia un abbigliamento comodo (tuta e scarpe da tennis o calzini
antiascivolo o piedi nudi)
L'INSEGNANTE:
Floriana
Figliomeni, naturopata e insegnante di arti marziali riconosciuta
AICS-CONI ha iniziato a praticare più di 20 anni fa partendo dalle
discipline da combattimento per poi indirizzarsi verso il Tai Chi
Chuan e Qi Gong. Insegna da vent'anni e dieci anni fa ha fondato
l'Associazione Artemisia dove tiene regolarmente corsi, seminari ed
incontri.
Il
corso si svolgerà presso Yoga Aversa A.s.d.
Via Pietro Rosano 55
Angolo Strada San Biagio
81031 Aversa (CE)
Per info e
prenotazioni:
Yoga
Aversa
Tel. 320 8864028
Mail: yoga.aversa@libero.it
Di seguito un po' di interessanti notizie sul TAI CHI CHUAN e sul QI GONG
LA
DANZA DI LUNGA VITA – IL TAI CHI CHUAN
“Come
la verità è nel silenzio,
la
forza è nella quiete;
non
c'è lotta senza pace interiore”
Dal
Film “La Tigre ed il Dragone” di Ang Lee
La
Medicina Tradizionale Cinese ha sviluppato un sistema diagnostico e
terapeutico formato da diverse discipline, tra cui le ginnastiche
energetiche di cui il Tai Chi Chuan è la più famosa. Questa
disciplina può essere considerata una sorta di viaggio interiore nel
nostro sentire. Tramite i suoi movimenti aggraziati, simili ad una
danza, consente lo sviluppo armonico di ogni sfera dell'Uomo per il
suo perfetto sviluppo e funzionamento. Il corpo è una manifestazione
dello spirito e attraverso la pratica del Tai Chi Chuan si impara a
concentrare tutto l'essere nel momento presente.
La
realizzazione di se stessi è alla base della nostra felicità ed è
la manifestazione massima della nostra creatività. Paure, ansie,
preoccupazioni sono gli ostacoli da superare per riprendere il
cammino che ci condurrà a noi stessi. Mantenere fede al nostro
sentire più intimo e seguire la strada che il cuore ci indica aiuta
l'apertura all'Amore e al Cambiamento. Iniziamo finalmente a
conoscere ed osservare la paura e quindi iad uscire dal nostro guscio
protettivo, dove possiamo tenere tutto sotto controllo, per iniziare
a rischiare attraverso l'esplorazione di un terreno poco conosciuto:
stiamo così iniziando a prendere il comando della nostra vita.
Per
innescare il cambiamento è importante modificare il nostro pensiero.
Per destrutturare la mente e creare uno schema diverso e più
funzionale alle nostre esigenze dobbiamo imparare a controllare
quella parte della mente che pensa in maniera incessante. Dobbiamo
abbandonare abitudini, schemi prefissati, emozioni a bassa energia,
paure, convenzioni per ascoltare il cuore e vivere attraverso le
indicazioni che esso ci invia.
Il
linguaggio che il cuore utilizza è composto da sensazioni,
intuizioni, desideri, ideali, sogni, gusti. Attraverso le percezioni
fisiche che il cuore utilizza per comunicare con la nostra mente
potremo incontrare i nostri veri desideri ed iniziare a comprendere
che l'altro non è causa della nostra felicità o infelicità.
Per
giungere a questa consapevolezza è richiesta una notevole dose di
coraggio per abbandonare le paure che, deprimendo la nostra psiche,
generano disarmonia e bloccano l'azione che porta al cambiamento. Ma
la consapevolezza richiede una mente tranquilla. La mente, se usata
male, tende a formulare in continuazione pensieri senza senso. Questo
continuo logorio mentale, a lungo andare, provoca dispersione di
energia e difficoltà di concentrazione, impedendo l'ascolto di ciò
che proviene dall'interno, dalla nostra VOCE INTERIORE che, se
ascoltata, ci indica come interagire con l'esterno. Per percepire ed
ascoltare questa voce interiore è necessario un contatto profondo
con noi stessi, entrando nel silenzio che, dentro, accogliamo. In
questo silenzio interiore possiamo metterci in ascolto del nostro
sentire che poi potrà essere decodificato dalla mente per poter
essere interpretato, focalizzato e reso manifesto nell'azione, che è
un atto di unione tra mente e cuore. Imparare a conoscere le nostre
paure più intime e a guardarle per affrontarle aiuterà il coraggio
a manifestarsi in tutto il suo splendore e, grazie al potere della
mente, potremo cambiare gli schemi che ci bloccano pre creare la
realtà in funzione del nostro sentire più profondo.
Il
Tai Chi Chuan è uno strumento di crescita interiore che, grazie alla
sua caratteristica di unione tra Mente e Corpo, è in grado di
guidare il praticante nel suo cammino verso la conoscenza per
imparare ad affrontare le paure più intime e a trovare il coraggio
per guardare negli occhi il più tremendo dei nemici: noi stessi.
Ma
la strada che porta alla conoscenza non è semplice ed il praticante
dovrà essere disposto ad affrontare le difficoltà che si
presenteranno in un cammino fatto di sudore e fatica per arrivare ad
una pace duratura e ad un forza interiore per ritrovare l'armonia in
ogni istante della vita e ad essere in grado, come l'acqua, di
adattarsi al meglio in ogni situazione, senza mai perdere la propria
vera essenza ed unicità.
TAI
CHI CHUAN
Le
origini del Tai Chi Chuan sono molto remote e oscure e le gesta degli
antichi Maestri sono spesso avvolte nella leggenda, difficilmente
separabile dalle informazioni storiche. La leggenda racconta che il
Tai Chi Chuan fu un’invenzione dell’eremita Zhang Sanfeng (Zhang
dei tre picchi) vissuto nel 1100 d.C. sul monte Wudang. Si narra che
egli diede i natali al Tai Chi Chuan osservando il combattimento tra
una gazza ed un serpente, dove quest’ultimo vinse perché
combatteva con movimenti curvilinei e flessibili.
In
realtà il Tai Chi Chuan proviene da vari metodi molto antichi e
quindi non esiste un vero ideatore. Infatti, è importante ricordare
che nei monasteri buddisti già nel IV secolo d.C. i monaci
praticavano arti marziali per mantenersi in salute e per difendersi
dai briganti. E’ tradizione considerare del Tai Chi Chuan le
diverse forme o stili, che prendono il nome dalle famiglie cinesi che
l’hanno tramandato. Lo stile Yang è il più diffuso, seguito dallo
stile Wu, Chen e Sun, anche se le varie correnti si sono spesso
incrociate e sovrapposte. L’insegnamento era tramandato da padre in
figlio con poche eccezioni. La famiglia Chen (che ha dato i natali
alla prima scuola) ha organizzato le tecniche del Tai Chi Chuan, ma
alla famiglia Yang va il merito della diffusione. Infatti, si dice
che Yang Luchan (allievo della famiglia Chen) divenne tanto bravo da
avere il permesso di insegnare anche fuori della famiglia Chen. Fu
chiamato come insegnante dalla famiglia imperiale, anche se modificò
la tecnica perché i membri della famiglia imperiale non potevano
sopportare l’allenamento tradizionale troppo duro.
Il
Tai Chi Chuan, chiamato anche Danza del guerriero, era praticato dai
Monaci Taoisti per sviluppare le loro abilità fisiche e controllare
in modo totale mente, corpo ed energia. La lentezza del movimento
permetteva loro di allenare con precisione e meticolosità ogni
singolo muscolo ed ogni singolo pensiero.
I
movimenti sono lenti, armoniosi, aggraziati, rendono questa
disciplina accessibile ad ogni età. Attraverso la pratica si lavora
sulla concentrazione, quiete mentale, rilassamento muscolare.
Migliora l’ossigenazione dei tessuti attraverso la respirazione, la
circolazione sanguigna e il sistema cardiocircolatorio.
QI
GONG
Antica
disciplina di controllo del corpo, respiro e mente. Secondo la
tradizione cinese mente e corpo sono uniti quindi i loro Qi non sono
separabili ma sono trasformabili l’uno nell’altro. Da questo
punto centrale derivano le tecniche di Qi Gong. Esso è un esercizio
di accrescimento e trasformazione dell’energia unificando mente,
corpo e respiro per ottenere uno stato di benessere psicofisico,
utile per mantenersi in salute, curarsi, e per la crescita della
persona umana. Nella sua lunghissima storia si sono sviluppati
moltissimi stili in base agli interessi dei fondatori.
EFFETTI BENEFICI SU CORPO E MENTE
Un’ampia
documentazione ha dimostrato con dati oggettivi l’efficacia
dell’azione del Tai Chi Chuan non soltanto sul mantenimento
dell’equilibrio psico fisico, ma anche su malattie quali
l’ipertensione, le cardiopatie ed altre malattie croniche.
Sistema
Nervoso
Qualsiasi
esercizio fisico che migliori la complessa funzione del Sistema
Nervoso Centrale è salutare per l’intero organismo.
Nell’esecuzione dei movimenti il praticante deve essere rilassato,
concentrato e capace di dirigere la sua completa attenzione su
qualsiasi parte del proprio corpo, inoltre il movimento degli occhi,
delle braccia, del busto e delle gambe devono essere armoniosi, privi
di dissonanze, interruzioni improvvise. Uno spirito sereno nel corso
dell’esercizio riveste maggiore importanza per i pazienti affetti
da malattie croniche, riattiva i meccanismi fisiologici, e,
soprattutto, contribuisce ad eliminare gli stati d’animo negativi
spesso abbinati a queste malattie.
Apparato
cardiovascolare e respiratorio
Gli
effetti sull’apparato cardiovascolare sono strettamente legati alla
sua azione sul Sistema Nervoso. I movimenti attivano i muscoli e le
articolazioni e danno origine ad una respirazione ritmica che
coinvolge soprattutto il diaframma, stimola la circolazione del
sangue e della linfa, riduce la stasi sanguigna.
Apparato
osteoarticolare
La
pratica è ottimale per il mantenimento di una normale morfologia
della colonna vertebrale, rafforza muscoli, ossa e articolazioni. I
movimenti armoniosamente legati l’uno all’altro mobilitano ogni
articolazione, tutto ciò suggerisce che la pratica costante
dell’esercizio permette di prevenire o ridurre il processo
d’invecchiamento in misura sensibile.
Tutti
i fenomeni sono formati da opposti: la contraddizione è presente in
tutte le cose, senza gli opposti le cose che esistono sulla terra
sarebbero indistinguibili, la vita sarebbe informe, confusa. In
Oriente si dice che un estremo genera il suo opposto.
Ogni
essere umano è unità di corpo, mente e spirito: non c’è
separazione tra queste caratteristiche. Il corpo non potrebbe
esistere senza la mente e l’anima e allo stesso modo né la mente e
l’anima avrebbero senso senza corpo. E quindi nessun problema può
essere risolto senza prendere in considerazione ciascuna di queste
realtà.
L’intero
può essere visto in ciascuna delle sue parti costitutive: in ogni
singola parte del corpo possiamo ritrovare il funzionamento del corpo
nella sua globalità.
L’energia
scorre in tutto il corpo attraverso canali perfettamente organizzati,
detti meridiani: questi meridiani formano dei veri e propri fiumi di
energia che circola dalla testa ai piedi, creando una rete di
collegamento fra ogni cellula e organo e tutte le parti del corpo.
“Nella
diagnosi orientale il corpo viene visto come un’orchestra in cui la
musica è l’anima. Se si elimina uno strumento qualsiasi o si
cambia il modo di suonarlo, la musica nel suo insieme ne risulterà
modificata” (cit. Maestro Valerio
Giordano). Per cui nel corpo ogni organo viene considerato in
rapporto a tutti gli altri. La salute di un singolo organo dipende
dal corretto e sano funzionamento di tutti gli altri. Secondo la
concezione orientale il corpo è un circuito continuamente percorso
da un flusso energetico, che è forza vitale.
Nella
diagnosi orientale e in quella occidentale parole uguali possono
rimandare a significati diversi. Nella tradizione occidentale, quando
si parla di “fegato” e “disturbi epatici” ci si riferisce
esclusivamente ai disturbi fisici di quell’organo.
Attraverso
lo studio del Tai Chi Chuan il praticante impara a diventare medico
di se stesso, impara a conoscere i propri pregi, limiti, punti deboli
e soprattutto impara a prendersi la responsabilità della propria
salute e della propria vita. Nessun può farlo per altri. Il soggetto
impara che la salute è un bene prezioso, ed è lui in prima persona
che deve imparare a rispettarlo, a rispettare se stesso attraverso la
pratica costante di piccoli gesti quotidiani. Il cambiamento avviene
lentamente, giorno per giorno, ben radicato nel cuore e nella mente.
Il nostro corpo conosce già ciò di cui ha bisogno: dobbiamo solo
imparare ad ascoltarlo con il cuore ed imparare a mettere in ogni
gesto quotidiano l’amore, ciò che più di ogni altra cosa ci
nutre. Questo diventa uno stile di vita che presuppone una pratica
quotidiana, un percorso verso il “volersi bene”.
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